Ass. Chiacchiere e Frutte
Terzo Classificato Carnevale Massafrese 2008
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Il Barack di Mastromarino
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Macromega, Barack e burattini

La notizia era nell'aria già da qualche ora.
Alla fine l'uomo che con il suo "Yes, We Can" ha riavvicinato gli Americani alla politica è sbarcato in Versilia.Obama in carta ed ossa è atterrato a Viareggio durante il Gran Galà del Carnevale.
Geloso della presenza di Hillary Clinton al Carnevale più
famoso del Mediterraneo il candidato alle presidenziali U.S.A., attualmente in testa, non ha voluto mancare l'appuntamento con la cartapesta più famosa d'Europa.Hillary vincente al Carnevale di Viareggio 2008 ha sorriso a denti stretti durante la performance del suo avversario.
A fare gli onori di casa Antonio Mastromarino con in mostra un cartello dove c'era scritto Barack e... burattini.
Palese l'allegoria: gli Americani hanno Barack, gli Italiani i burattini.
Un guizzo di satira politica mentre il sipario del Carnevale di Viareggio 2008 si chiude definitivamente!
Obama è gia volato in Mississipi, dove si vota oggi con, in tasca, un pugno di coriandoli di quel carnevale che ha rapito anche lui!
foto: mitico Ugolino

Incetta di premi per lo staff di macromega.it durante il Gran Galà dedicato alle premiazioni dei protagonisti del Carnevale di Viareggio 2008.
Eleonora Francioni riceve il Burlamacco in bronzo per il Primo Premio nella categoria mascherate in gruppo con le sue "Donne di Colore".
Stessa sorte per Antonio Mastromarino che riceve il Burlamacco in bronzo per il Primo Premio ottenuto nella categoria maschera isolata con "U.S.A e getta".
Eleonora Francioni riceve anche il Premio Speciale Morescalchi per la modellatura.
clicca sul link per vedere il video della premiazione:
http://www.youtube.com/watch?v=56yUXafGowA
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da: vinima a
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Obama accompagna Macromega.it alla premiaizione


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da: vinima a
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Meglio Figli di Troia che ultras
La “forza” del mascheramento. Potrebbe sintetizzarsi così la riflessione di Christian Serio, delegato di Puglia della Federazione Italiana Carnevali, sulla 55a edizione del Carnevale di Massafra, che nonostante sia andata in archivio da 15 giorni, continua ad essere oggetto di dibattito in città.«Quella di quest’anno – afferma Serio – è stata un’edizione memorabile; complice il bel tempo, è fra le più belle che ricordo, come affluenza di pubblico, organizzazione e spettacolarità del corso mascherato. La mia grande passione per il Carnevale mi porta a vedere in positivo persino le “ineleganti” contestazioni che hanno caratterizzato il martedì grasso, espressione dell’entusiasmo, della voglia di primeggiare, dell’agonismo e, soprattutto, dell’immensa fatica dei nostri cartapestai. C’è da dire – prosegue Serio – che la “zuffa” è nata da un gruppo di personaggi in giubba blu, che da anni accompagna il proprio carro senza maschera e che più che condividere l’allegria di mascherarsi per animare i propri maestosi carri si considerano guardie del corpo della loro opera. Senza considerare che una coreografia coinvolgente in cui figura chi ha realizzato in prima persona il carro – e non affidata solo alla prima scuola di ballo disponibile – è fondamentale per il successo dell’opera, che è l’insieme di un bel manufatto in cartapesta, di ingegnosi movimenti, di un sapiente montaggio con tanto di illuminazione, ma anche l’insieme delle tante maschere che ne interpretano lo spirito con vitale allegria».
«Forse il pubblico e la giuria – evidenzia Serio – saranno rimasti delusi dal carro “Gibergallo forever”, per il quale tanto si è prodigata la famiglia Gallo: ci si aspettava una coreografia composta da tanti ragazzi mascherati da “Gibergallo”, con i galli di peluche in mano e con le scope agghindate da colorati nastrini; non è condivisibile la scelta di aver fatto precedere il carro da tanti figuranti mascherati da anonimi diavoli e con il team realizzatore senza maschera. Solo i componenti della famiglia Gallo indossavano la maschera di “Gibergallo”. Persino lo storico animatore massafrese dei carri dei fratelli Festa, da sempre protagonista del nostro carnevale, ha preferito mascherarsi da diavolo, ed è significativo – incalza il delegato Fic – che anche l’altro team dei carristi contestatori fosse senza maschera».
«Mascherarsi coinvolge, addolcisce i cuori, diverte e contribuisce a far vivere con spirito goliardico il Carnevale, il cui significato non è certo legato al punteggio ottenuto, bensì al fatto di regalare qualche ora di spensieratezza. Il coinvolgimento di tutti – osserva Serio – avrebbe evitato la polemica in pieno svolgimento della sfilata ed i carristi avrebbero potuto manifestare le loro ragioni successivamente. Coinvolgimento e voglia di stare insieme – conclude Serio – hanno animato i 250 ragazzi del Liceo di Massafra, che, nonostante il secondo posto ex aequo condiviso con un gruppo un po’ meno colorato del loro, sono già pronti ad affrontare la sfida del 2009 con lo sbarco dei 1000 “Figli dei Figli di Troia”, il mitico gruppo mascherato del 1982 che grazie a un forte movimento di giovani portò un rinnovamento nei costumi e nelle coreografie».
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Da TarantOggi di Marilina Mastrangelo
MASSAFRA 29 FEBBRAIO 2008
VANDALI O ‘BLASFEMI’ ACCENDONO L’IRA DEL DIO CHAC
Per il secondo anno consecutivo l'ass.Chiacchiere & Frutte è stata al centro dell'attenzione di vandali professionisti o ‘amatoriali’, come li definisce in un comunicato il giovane universitario Emiliano Marazia. Infatti ricorda che il gruppo “ già lo scorso anno, aveva subito la devastazione del testone principale colpito da martellate” ed anche questo in corso, ha visto poche notti fa, un simile evento, verificatosi solo con modalità diverse. Oggetto delle odierne ‘morbose attenzioni vandaliche’ è stato il corpo del pupo principale che è stato completamente deturpato, privato degli strati di carta di cui era composto e ridotto a scheletro ferroso. Si ricordi la puntuale maestria del carro terzo classificato de ‘I guerrieri dello Zigurath’ ove dominava al vertice, l’effige del dio Chac che,con movimento ruotante delle orbite, assicurava lo sguardo dei suoi luminosi occhi. Il carro è stato sfregiato in gran parte della struttura, infierendo con coltelli e “non appagati sessualmente da un tale atto vile, il, o i responsabili, hanno preferito appiccare fuoco alla massa di carta strappata in precedenza e accatastata sotto la copertura esterna del capannone” aggiunge il portavoce, in riferimento ai resti cenerei ancora fumanti, trovati al mattino di giovedì scorso.
I maestri Franco Tagliente e Franco Bruno non hanno potuto fare altro che prendere atto del gesto barbarico, ricordando amaramente quanto accaduto l’anno prima.
Interrogandosi sulle cause che possano aver provocato la dissoluta azione, non si trascuri considerare il danno economico subito dal team .Il danneggiamento di manufatti in cartapesta, genera un notevole danno, poichè i pupi distrutti o deturpati non possono essere più acquistati da carristi di altre città interessate alla manifestazione carnascialesca, che tanto attingono dalle opere massafresi. A questi danni ,relativamente non ingenti, vengono sovente riscontrate diverse incursioni, notturne o pomeridiane, di ladruncoli da quattro soldi che forzando le serrature dei locali trafugano qualsiasi oggetto utile, dai piccoli utensili a macchinari costosi come compressori o gruppi elettrogeni. “Naturalmente è anche da segnalare l'interesse di diversi soggetti, per il materiale ferroso momentaneamente in disuso, ma riutilizzabile per i carristi, nella costruzione dei carri allegorici della prossima edizione” informa Marazia, ma in questi casi “ghiotta opportunità di venderlo come ferro vecchio” e ricorda che, quelle strutture ferrose, “i cartapestai sono soliti depositare accanto ai propri capannoni , solo per mancanza di spazio all'interno”. Certo si attende, come non mai, una sistemazione adeguata per ovviare simili episodi, tanto per il costume sociale, quanto per il doveroso rispetto nei confronti di chi, non degnamente riconosciuto in ambito costituzionale locale, tenta di sopravvivere economicamente, rivendendo quanto, in prima assoluta, offre alla città di Massafra. “L'ideale sarebbe perlomeno ripristinare il vecchio cancello che impediva l'accesso ai non addetti ai lavori, all'interno del perimetro del macello” suggeriscono alcuni cartapestai ed aggiunge l’av Vito Mastromarino “Ho visto personalmente i ragazzini arrampicarsi fino ad altezze assurde sui carri. Del resto, i bambini amano arrampicarsi ovunque.
Dobbiamo aspettare la tragedia?Di chi sarà la responsabilità? basti pensare al caso di Gravina.
Oggi tutti sono pronti ad accusare chi ha lasciato aperti i cancelli di quella casa. La stessa cosa avviene al macello: Il cancello deve essere rimesso al più presto! E l’accesso deve essere possibile solo agli addetti ai lavori!”. Per far questo, bisogna far fronte comune da tutti i cartapestai, ma sembra a parere di Marazia “ un incredibilmente ...utopia?! Probabilmente perché, non solo devono autofinanziarsi per l’allestimento e messa in opera dei carri allegorici, ma dover contribuire alla manutenzione di un posto, solo provvisoriamente concesso loro, sembra eccessivo”. Intanto appiccare un fuoco a tanta carta, comporta seri pericoli e si evince da tutti che“ se una simile stoltezza, fatta per gioco o per dolo, sfuggisse al controllo degli autori e si propagasse ai rimorchi parcheggiati e ancora armati da quintali di legno, non sembra poi difficile immaginarne il rogo”. L’allarme che, la coscienza civile denuncia, cartapestai e non, deve essere accolto per sanare, a chiari note, la descritta condizione. Del resto, l’antico macello non è isolato da abitazioni private; tante sono collocate di fianco i curvoni di via La Rotonda, che conducono verso la parte alta e centrale del paese. Altre in direzione di un elegante palazzo privato,con annesso giardino botanico, verso l’Antica Chiesa Madre, ai piedi del Rione SS Medici. Considerando la radura e sterpaglia che non trascura la presenza di pochi alberi nella zona in discussione, un briciolo di prudenza, dovrebbe assicurare un certo controllo di quegli ambiti. Ora, visto che il dio Chac , evidentemente distratto, è stato tratto in imboscata, per evitare un immaginario ritorno in scena dell’Imperatore Nerone quando, secondo Svetonio, estasiato dalle fiamme che immolavano la rovina di Roma, evocava recitando la caduta di Troia dalla Torre di Mecenate, che ancora oggi si può ammirare all’interno dei giardini dell’Esquilino, con realismo e maturità si può intervenire a favore di una condizione, al momento non eccessiva, ma per il futuro sempre ‘meglio prevenire che curare il peggio’.
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da: vinima a
23:50 |
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